Perché dovresti voler morire consapevolmente e come procedi per prepararti a farlo?

 

Come Morire Consapevolmente

 

In questo capitolo ci interesseremo degli aspetti psicologici e spirituali del morire con consapevolezza. Morire consapevolmente comprenderà anche porre l’attenzione su alcuni aspetti come creare un testamento, Decisione Anticipata (altrimenti conosciuta come Testamento Biologico) e così via. [vedi Decisione Anticipata e Procura Permanente per la Salute e il Benessere]

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Se un uomo può morire in stato di consapevolezza, per lui la morte non esiste più. In altre parole, se un uomo riuscisse a rimanere cosciente nel momento della morte, scoprirebbe che non è morto affatto: la morte gli apparirà un’illusione. Il fatto che la morte sia un’illusione, non significa, comunque, che rimanga in qualche modo un’illusione. Piuttosto, quando una persona muore pienamente consapevole, si accorge che la morte non esiste affatto. A quel punto la morte diventa una falsità. [1]

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Perché morire consapevolmente?

Cominciamo col chiederci: Perché vivere consapevolmente?  Perché vivere-morire è un unico processo ma è più semplice comprendere il morire in modo indiretto, attraverso il nostro vivere quotidiano.

Noi possiamo vivere con il “pilota automatico” – in un certo senso in uno stato di assenza, nella routine della nostra giornata. Ma quando siamo presenti – vale a dire aperti a quello che c’è in ogni momento, pienamente impegnati e in osservazione – la nostra esperienza cambia qualitativamente. I momenti gioiosi, amorevoli diventano più profondi e vibranti. Persino gli eventi altrimenti non degni di nota assumono un nuovo significato.

Quando siamo inconsapevoli, messi alla prova dai momenti, ci lasciamo sopraffare dall’ansia. Mentre invece, se affrontiamo l’ansia con consapevolezza, possiamo osservare i pensieri e le sensazioni di preoccupazione senza combatterli. C’è l’accettazione del fatto che l’ansia è semplicemente ciò che sta accadendo in quel momento e che – come fanno tutte le emozioni, se glielo permettiamo – passerà.

Potremmo accorgerci che i momenti difficili ci offrono il loro insegnamento. Attraverso di essi scopriamo qualcosa in più su noi stessi e in questo modo possono essere il catalizzatore per risvegliarci ancora un po’ di più.

Non prevediamo, nel momento in cui ci ammaliamo, che sarà coinvolta l’anima. Tuttavia una malattia potenzialmente mortale è un richiamo all’anima, ad attingere alle risorse spirituali, e può essere un’iniziazione al regno dell’anima sia per il paziente sia per chiunque altro sia toccato dal mistero che accompagna la possibilità di morte. [2]

Il processo del morire può avere un effetto simile a quello della meditazione: anche esso ci proietta nel momento presente. Il passato sbiadisce rapidamente e non ci sarà un futuro, o certamente non sarà come possiamo immaginare. Sapere per certo che in questo momento la nostra vita sta per finire, ci rende consapevoli più di quanto forse siamo mai stati. Paradossalmente (questo particolare sentiero è lastricato di paradossi!) quando siamo consapevoli della nostra morte, diveniamo più capaci di vivere veramente.

 

Come puoi aiutarti a rimanere consapevole quando muori?

* In qualsiasi fase della tua vita ti trovi, sii quanto più possibile consapevole.

Se sai che ti devi gettare fuori da un aeroplano in volo, è intelligente avere con te un paracadute (uno che sai che funziona sempre) piuttosto che cominciare a fabbricartelo poco prima di lanciarti! In altre parole: morire è un processo che non accade separatamente dal vivere, ma ne è un parte. Perciò se vogliamo morire consapevolmente dobbiamo cominciare a vivere consapevolmente.

Generalmente guardiamo alla morte come a qualcosa che accade al di fuori della vita, o come a una specie di fenomeno opposto alla vita. Sbagliato. In effetti la morte è l’avvenimento finale di una serie di eventi che accadono nella vita. È come un albero che porta frutti. Prima il frutto è verde, poi comincia a diventare maturo. Quindi diventa sempre più giallo maturo finché alla fine cade dall’albero. Quel cadere dall’albero non è un evento esterno al processo di maturazione del frutto: piuttosto ne è il compimento finale.

Così l’evento della morte non è che una parte di una catena di eventi che appartengono allo stesso fenomeno. L’ultimo evento non è la fine; è solo una separazione. Una relazione, un ordine, prendono il posto di una’altra relazione, di un altro ordine.[3]

 

* Sii felice con quello che hai…

Dovresti essere contento – come se avessi raggiunto il tuo obiettivo; come se non ci fosse un altro viaggio da intraprendere; come se non ci fosse più alcuna destinazione. Non importa ciò che può essere raggiunto, questo dovrebbe essere più che sufficiente. Non ci dovrebbe essere alcun pensiero di raggiungere più di quanto hai già.

Se questo ti accade, come potresti rinascere? Morirai pienamente soddisfatto. E l’uomo che muore completamente soddisfatto non ha ragione di ritornare. Un uomo del genere ha conosciuto l’arte della morte. L’uomo che muore senza desideri conosce davvero l’arte della morte [4]

 

*…e completa “le faccende in sospeso”

Le esperienze che abbiamo desiderato pazzamente ma non abbiamo mai vissuto e le questioni in sospeso fra noi stessi e gli altri che abbiamo ignorato, ci rimangono appese addosso. Tutto ciò può rappresentare una distrazione e crearci angoscia quando sarà il momento di affrontare la nostra morte.

 

* Non avere nulla da perdere

Osho suggerisce di non accumulare nulla: così, “in qualunque momento la morte bussi alla tua porta ti troverà pronto. Andandotene con la morte non sei un perdente. Ma puoi entrare in una nuova esperienza.” È la possessività il problema, non la vita. Con l’attaccamento – alle persone, all’esperienza o a ciò che possiedi – arriva anche la paura di perdere tutte queste cose. [5]

 

* Muori ad ogni momento e vivi intensamente

Comincia in ogni momento a morire al passato. Liberatene in ogni momento. Muori al conosciuto così puoi essere disponibile all’ignoto. Morendo e rinascendo in ogni momento sarai in grado di vivere la vita e anche di vivere la morte. [5]

 

* Conosci il momento della tua morte

 

* Affronta le tue paure

La maggior parte di noi ha delle paure riguardo alla morte – che ne siamo consapevoli o meno. Se siamo attanagliati da quella paura saremo trascinati nell’inconsapevolezza. Potrebbe esserci ansia perché si dipende dagli altri o perché si prova dolore; preoccupazione riguardo a come i cari che lasciamo potranno andare avanti senza di noi; oppure su ciò che immaginiamo ci sia dopo la morte, e potrebbe esserci la paura del giudizio e del castigo.

Riconoscere le nostre paure e discuterle con una persona che sappia ascoltarci con empatia può essere di grande aiuto. Leggi alcuni suggerimenti qui. [Vedi Paura]

Spiritualmente, la trasformazione in consapevolezza incomincia veramente solo dopo la fase di accettazione [5]

 

 

Strategie per rimanere coscienti nel momento della morte

* Metodi meditativi

Così come viviamo ogni momento con consapevolezza, riconoscendo le nostre paure e completando le questioni in sospeso, attraverso specifiche tecniche di meditazione possiamo imparare a lasciar andare spontaneamente e ad entrare in noi stessi per sperimentare quegli aspetti di noi che sono in grado di osservare dall’esterno tutto ciò che viviamo, come se fosse un’esperienza.

Tali metodi ci permettono anche di conoscere noi al di là del corpo-mente che sta morendo. Vedere:

 

 

* Alcuni “accessori” esterni

Assumere una certa postura, usare alcune fragranze e una determinata musica – questi sono alcuni dei suggerimenti di Osho. [Vedi Rimanere consapevoli al momento di morire] 

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Morire consapevolmente: un accesso all’”Estasi Privata” 

Alcune persone scrivono della propria morte usando termini come “il viaggio più eccitante e straordinario della mia vita”, descrivono questa esperienza come “il maggior numero di momenti di estasi  da molto tempo a questa parte” , e a proposito della morte “ è triste ma è anche un processo di trasformazione, di cambiamento e di esaltazione”. E anche “l’opportunità per il compimento e l’esperienza di una straordinaria profondità, e  di riconciliazione che altrimenti non avverrebbe mai.” [6]

Queste sono le parole di Philip Gould, mentre stava morendo di cancro all’esofago. Egli affrontò e visse ogni momento così come veniva e sperimentò con chiarezza che morire non solo non sminuisce la persona, anzi, può essere un processo di trasformazione. In un’intervista registrata su video con il giornalista inglese Andrew Marr, egli dice: “Non avrei voluto morire come la persona che ero [prima del suo viaggio attraverso il cancro e il processo del morire].” [7]

Il suo libro è profondamente commovente e fonte d’ispirazione. Offre notevoli intuizioni sul potenziale per la crescita interiore che si affiora quando affrontiamo con consapevolezza la nostra morte. Puoi leggere alcuni estratti e commenti qui.

 

L’anima dovrebbe sempre rimanere socchiusa, pronta ad accogliere l’esperienza estatica. [8]

 

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Il dolore e l’alchimia della consapevolezza

“Rimanere presente con quello che c’è può essere bello quando mi sento bene, “ potresti pensare “ma perché dovrei voler essere cosciente del mio dolore – della sofferenza fisica e della tristezza?”

Prova questa tecnica di meditazione la prossima volta che provi delle emozioni che hai la tendenza a respingere – come la tristezza, per esempio…

Resta con l’emozione. Accettane semplicemente la presenza, senza giudicarla o farti un’opinione al riguardo. Riconosci semplicemente che la tristezza è ciò che sta accadendo in questo particolare momento. Stai con essa, tutto qua. Non far finta che non ci sia, non combatterla, non desiderare che non ci sia o che non sia così intensa; non cercare di distrarti per sfuggirla.

Non fare assolutamente nulla. Stai con l’emozione. Permettile di essere senza intraprendere alcuna azione che potrebbe esserne stimolata…

Fai caso a quello che succede. A meno che tu non sia deciso ad attaccartici, vedrai un cambiamento.

Questa è la magia della consapevolezza, della meditazione – ci aiuta a comprendere la natura del dolore e ad avere diversi modi di viverlo consapevolmente. read more

 

Il colpo d’occhio del mistico

I mistici sanno che cosa è in realtà la morte. Cioè, se affrontata consapevolmente la morte è un’opportunità di auto-trasformazione ed anche realizzazione del sé. Non solo quello: Essi vedono la morte come uno scherzo.

I maestri Zen sono rinomati per il loro comportamento bizzarro e imprevedibile – gettare i discepoli dalla finestra, architettare contorti dilemmi e fare dichiarazioni enigmatiche. Ci sono storie sui loro momenti di trapasso che offrono un assaggio del loro punto di vista completamente differente su qualunque cosa sia la morte.

 

Uscite Illuminate

Lasciati ispirare – e persino divertire! – dagli aneddoti dei mistici nei loro ultimi momenti di vita. read anecdotes

 

Fonti

1,3) And Now And Here    Osho (Rebel Publishing House)

2) Close to the Bone         Jean Shinoda Bolen, M.D (Conari Press)

4) The Great Secret             Osho (Rebel Publishing House)

5) The Grace in Dying       KD Singh (HarperOne)

6) When I die; lessons from the death zone Philip Gould   (Littlebrown)

7) https://www.youtube.com/watch?v=Y2SWbyKmCsE

8) Emily Dickenson

 

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Pagina originale in inglese

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